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Un continente vario e difficile di Fabrizio Galimberti
Introduzione
Asia è una terra di superlativi. Il continente più grande del mondo, visto che occupa i 4/5 della massa euroasiatica (e un terzo delle intere terre emerse). Il continente più giovane del mondo, geologicamente parlando (e per contrasto, poco più a sud-est dell’Asia, si trova il “nuovissimo continente” – l’Australia – che è invece, sempre geologicamente, il più vecchio del mondo). Questa “giovinezza” geologica fa sì che l’Asia, pur avendo iniziato la sua evoluzione circa 4 miliardi di anni fa, è ancora, per circa la metà, sismicamente attiva. Specie negli archi delle isole a est e sud-est (Giappone, Filippine, Indonesia) nuovo materiale è continuamente prodotto, risucchiato dalle viscere del pianeta. Poi: l’Asia è il continente più popoloso del mondo (contiene circa i 3/5 della popolazione mondiale). E i primati non sono finiti: verso il cielo o in fondo ai mari, l’Asia conosce le vette più alte (l’Everest, naturalmente, a 8846 m di altezza) e gli abissi più profondi (la Fossa delle Marianne discende a 11 022 metri sotto il livello del mare: il dislivello con l’Everest è di quasi 20 chilometri!). Qual è il contrario della montagna? La depressione: e l’Asia vanta di nuovo la più profonda depressione del mondo: un ex mare interno – il Mar Morto – si situa a 395 metri sotto il livello del mare. E anche nelle vere e proprie acque interne l’Asia vanta un primato mondiale: il lago Bajkal raggiunge la profondità di 1620 metri (ed è un primato anche se quel fondo limaccioso del lago venisse misurato in profondità rispetto al livello del mare: si situa a -1165 metri).
Il continente più popoloso, abbiamo detto. Il che a prima vista non sembrerebbe, se qualcuno, discendendo dal Polo Nord verso quella parte del mondo, cercasse di contarne gli abitanti. A parte le alte latitudini delle distese gelate, devono passare ancora migliaia di chilometri, attraversando tundre e steppe e deserti – l’immensa Siberia (per preponderanza di chilometri quadrati, la Russia dovrebbe definirsi un Paese asiatico) e poi la Mongolia con il deserto di Gobi. È solo quando si arriva in Cina che comincia il formicolio degli uomini. E non cessa, ché l’Asia è delimitata a sud dai grandi arcipelaghi dell’Indonesia e delle Filippine, tutti con alte densità abitative. Ma, a parte questi primati geografici, è possibile definire l’Asia in modo più compatto? No, non è possibile. L’aggettivo “asiatico”, che in italiano e nelle altre lingue occidentali denota quelle terre (da noi) lontane, è un aggettivo che sembra, appunto, compatto: evoca occhi a mandorla, profumi, spezie, colori, rumori, moltitudini, confusione, e soprattutto, forse, un’umanità indifferenziata, in cui è difficile distinguere gli uni dagli altri, per i nostri occhi abituati a riconoscere le fattezze della razza bianca. Certo, gli indiani sono differenti dai Cinesi e questi dai filippini, ma – si dice spesso – i Cinesi sembrano tutti eguali. Ebbene, nulla è di più sbagliato di questa compattezza dell’immagine asiatica. Perché l’Asia è, al contrario, il più vario dei continenti e in assoluto il più difficile da capire nella sua interezza. Cominciamo dal nome, variamente interpretato. C’è il nome assiro “Asu”, che designava l’Oriente. E per i greci, l’Asia erano tutte le terre a est. Ma può anche essere stato un nome locale, dato alla regione più a est fra quelle conosciute. E, man mano che la conoscenza del mondo si spostava verso Oriente, quel nome si allargava a coprire tutte le distese al di là di quel punto cardinale. In effetti, ai tempi dei romani, l’Asia era semplicemente la prima, e la più occidentale, delle province romane dell’Asia Minor.
Il continente più popoloso, dicevamo. Ma l’Asia non ha il primato – almeno uno le sfugge – di culla della razza umana. Questo appartiene, come si sa, all’Africa, da cui i primi ominidi si sparsero in giro per il mondo. E gli antropologi ancora non sono d’accordo se la prima apparizione umana in Asia derivasse da una primigenia migrazione di rappresentanti dell’Homo Erectus (poi estinto) o se provenisse da una più tarda ondata migratoria di uomini anatomicamente più moderni. Fatto sta che l’Asia è oggi popolata da tre razze principali. La maggiore, per estensione d’insediamento e per numerosità, è la razza asiatica propriamente detta; seconda in ordine di numeri è la razza indiana; terza razza, è quella “europea geografica”, che occupa l’Asia occidentale, cioè quella più vicina all’Europa, dalla riva orientale del Mediterraneo ai Paesi arabi asiatici. E la popolazione asiatica continua a crescere, nella media, a tassi superiori a quelli occidentali. Questo è un problema per alcuni Paesi sovrappopolati, come la Cina, dove le autorità, già da molti anni, hanno adottato la politica di “un figlio per coppia”. Malgrado il declino delle nascite in Cina, i tassi di aumento della popolazione in Asia sono relativamente elevati, anche se in media declinanti. Montagne, steppe, tundre, deserti, ma anche fertili pianure, colline terrazzate e climi che vanno dall’artico al tropicale. L’incredibile varietà – morfologica, paesaggistica, umana, culturale e colturale – dell’Asia si riflette nella sua storia, nella composizione etnica e nel suo presente assetto geopolitico. Fra i primati dell’Asia c’è anche quello di aver fatto da culla alle grandi religioni della terra, dal giudaismo al cristianesimo, all’islamismo, all’induismo, al buddhismo, al taoismo. Di queste religioni, il cristianesimo si è allargato a tutto il mondo, l’IslKm, dalla sua culla geografica originale (nella penisola arabica) si è diffuso a est, toccando il suo limite geografico estremo in Indonesia, e a ovest, verso l’Africa, arrivando alle coste atlantiche (per tacere di quando era diffuso anche in Spagna e in Sicilia). L’induismo è rimasto confinato nel subcontinente indiano, e il buddhismo ha avuto più fortuna fuori dal luogo di nascita (la penisola indiana) ed è diffuso in Cina, Corea, Giappone e altri Paesi del Sud-Est.
Un continente è plasmato dalla sua storia, dalla sua etnia, dalla sua geografia. Ma non è necessario essere marxisti per capire che la storia è a sua volta plasmata dalle risorse naturali, che spiegano tanta parte dello sviluppo economico e degli appetiti che guidano le razzie degli uomini. E l’esistenza di risorse naturali è a sua volta spiegata dalla storia geologica dell’area, che ha fatto sì che l’Asia produca circa metà dell’intero flusso annuo di petrolio e carbone nel mondo testimonia l’importanza della sua geologia. La ricchezza minerale del continente è incredibile. In termini di riserve, quelle di carbone sono circa i tre quarti delle riserve mondiali. Vi sono poi grandi riserve di petrolio, gas naturale, uranio, ferro, bauxite e molto altro. Queste ricchezze minerali non sono però distribuite omogeneamente nel continente e questa distribuzione ineguale spiega, in buona parte, l’altrettanto ineguale distribuzione di reddito e benessere. Una grande ed essenziale risorsa naturale (anche se spesso non ci si pensa) è l’acqua. Importante per l’agricoltura, naturalmente, ma anche per l’energia (idroelettrica). I grandi fiumi siberiani hanno un ottimo potenziale idroelettrico, data la loro portata e il loro corso regolare; il solo problema, naturalmente, sta negli estremi del freddo invernale. I fattori rilevanti qui sono: le differenze nel livello delle acque (il “salto” è più facile, e più idroelettricamente produttivo, quando i fiumi discendono rapidamente), la portata dei fiumi (anche nelle pianure si può sfruttare il fiume per l’elettricità, se, dopo l’imbrigliamento delle acque in una diga, il “salto” relativamente modesto è compensato da un grande flusso) e le precipitazioni, che assicurano la costanza del flusso. Da questi punti di vista, la Siberia orientale ha un grande potenziale idroelettrico, anche se la sua lontananza ne ha scoraggiato lo sfruttamento. In Giappone, il flusso modesto è compensato da precipitazioni frequenti. In Cina, bisogna distinguere fra nord e sud. A nord il Huang He è un grande fiume ma con un corso erratico. A sud, invece, il Chang Jiang e gli altri hanno un potenziale immenso, che viene gradualmente sfruttato.
Dall’acqua, dalla sua abbondanza o dalla sua scarsità, naturalmente, deriva lo stato dell’agricoltura. Anche se gran parte del continente non è coltivata (o non è coltivabile), date le condizioni di freddo o di aridità o morfologiche, il rimanente – circa il 15% della superficie – è arabile; e, dove la terra è coltivabile, è straordinariamente produttiva. Si presta a una agricoltura intensiva, che spiega come il 15% della terra asiatica basti a nutrire una popolazione pari a ben più della metà degli abitanti del mondo intero. Di questa parte coltivabile, circa i tre quarti sono usati per le colture di base, cerealicole o di tuberi (più della metà della superficie è per il riso – alimento “asiatico” per eccellenza – e per il grano). Ma naturalmente, anche la terra non arabile non è improduttiva: circa un quarto del continente è usato per i pascoli estensivi (nutre circa un terzo dei bovini nel mondo, un quarto delle pecore e dei cavalli, metà dei maiali e circa i tre quarti delle capre del mondo.). Le capre. Un utile punto di partenza per la storia del mondo. Perché l’Asia è stata anche la culla della civiltà, nel senso che gli uomini divennero stanziali per la prima volta in Asia. Le incertezze vertono su dove questa stanzialità (con l’addomesticamento di capre e di altri animali) si manifestò per la prima volta, se nell’attuale Medio Oriente o nell’”Asia profonda”. I “raccoglitori e cacciatori” cominciarono, fra il 9000 e il 6000 a.C., ad addomesticare pecore, capre e bovini in Turchia, nella Mesopotamia, in Afghanistan. Ma tracce di orticultura (ovviamente incompatibile con una vita nomade), risalenti al 9000-10000 a.C., sono state ritrovate in Thailandia e a Taiwan.
PRESO DAL WEB SAPERE.IT

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